EVENTI ED AZIENDE AD OSTIA LIDO, OSTIA ANTICA, ACILIA, FIUMICINO

di Federica Maisto, dottorato di ricerca in Geologia

Il Fiume Tevere è da tutti conosciuto come il “fiume di Roma”, ma in realtà la città eterna è solo la tappa finale di un percorso più lungo.

Il Tevere costituisce il principale fiume dell’Italia centrale e peninsulare con una lunghezza di 405 km. Esso nasce sulle pendici del Monte Fumaiolo, cima dell’Appennino tosco-emiliano, a 1.268 m s.l.m.. Lascia la Romagna ed entra in Toscana, per un breve tratto; attraversa poi tutta l’Umbria e il Lazio, per sfociare infine a Ostia, nel Mar Tirreno.

La Valle del Tevere con le sue terre fertili e la ricca vegetazione, i piccoli ambienti lacustri, diviene, nel corso del tempo e dell’evoluzione geologica della Campagna Romana, un ambiente idoneo al prosperare di una fauna ricca e diversificata e ad ospitare un numero crescente di gruppi umani. “Non senza motivo gli dei e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la Città” così scriveva Livio nel suo elogio alla posizione geografica di Roma.

I lineamenti tettonici dell’Appennino centrale e il vulcanismo pleistocenico del margine tirrenico, sono i principali fattori che hanno influenzato l’orientazione del corso d’acqua. Esaurito il ciclo marino, la fase successiva dell’evoluzione della Campagna Romana vede lo sviluppo di ambienti continentali derivanti dal modellamento fluviale, accompagnato da complesse vicende eustatiche e attraverso più eventi. In particolare, il Pleistocene medio-superiore fu caratterizzato prima dall’intenso vulcanismo sabatino e poi da quello albano. La messa in posto dei prodotti vulcanici del settore orientale del Distretto Vulcanico Sabatino (caldera di Sacrofano) sbarrò il corso del Fiume Tevere costringendolo ad aggirare il Monte Soratte a Est e a riorganizzare il suo reticolo idrografico incidendo un nuovo corso. Successivamente, l’inizio dei movimenti del Vulcano Laziale, ultimo apparato a terminare la sua attività nell’area romana, costrinse il Tevere a deviare verso il Mar Tirreno e a definire la sua foce a Ponte Galeria con un corso simile all’attuale (Parotto, 2008) (Figura 1).

Il delta del Tevere, Federica Maisto

Figura 1. A) Schema paleogeografico dell’area romana durante il Pleistocene medio prima dello sviluppo del vulcanismo tirrenico. B) Inizio dell’attività del distretto vulcanico sabatino (circa 550.000 anni fa) che modificò il corso del Tevere a causa della messa in posto di grandi colate piroclastiche. C) Schema paleogeografico dell’area romana durante il Pleistocene superiore (circa 280.000 anni fa) dopo che i prodotti vulcanici dei Colli Albani modificarono il basso corso del Tevere costringendolo ad aprirsi un nuovo percorso verso Ovest (Parotto, 2008).

Il Tevere drena un bacino di ben 17.000 km² con una portata media annuale di 224 m³/s. Il delta si estende per circa 170 km² nella sua parte emersa e per circa 500 km² nella sua parte sommersa con uno spessore del corpo deltizio che non supera gli 80 metri. Poca cosa rispetto ai delta del Nilo, del Rodano e dello stesso Po italiano.

La piana deltizia può essere suddivisa in due aree: un’area emersa e più interna la quale presenta dei limiti naturali dati dall’allineamento Palo – Ponte Galeria –Dragoncello – Palocco – Tor Paterno. È un’area monotona, praticamente pianeggiante che corrisponde all’area di sviluppo di ampie lagune costiere e di stagni. I depositi sono in prevalenza argillosi, talora con livelli di torba.

L’area più esterna corrisponde alle fasi di progradazione della spiaggia, ottenuta grazie alla giustapposizione di cordoni litorali durante gli ultimi 2.500 anni. I sedimenti in questa area più litoranea sono per lo più sabbiosi e la morfologia è caratterizzata da piccoli rilievi corrispondenti ad antichi sistemi litorali/dunari, modellati dal moto ondoso e dall’azione eolica.

Il limite verso mare del delta sommerso si trova intorno ai -110 m di profondità (Bellotti, Tortora & Valeri, 1986). In Figura 2 è riportata una suddivisione della piana deltizia in base alla morfologia e alla natura dei sedimenti.

Il delta del Tevere, Federica Maisto

Figura 2. Lineamenti morfologici del delta tiberino. L’area nord orientale corrisponde a quella occupata un tempo da facies lagunari, mentre l’area puntinata evidenzia le fasi di progradazione della spiaggia (da Bellotti et al, 1994).

Dal punto di vista morfologico, la conoide deltizia sommersa riflette una dominanza di trasporti solidi diretti verso nord-ovest, controllati da correnti geostrofiche costiere che causano una asimmetria dell’apparato sottomarino deltizio che appare più sviluppato verso nord ovest (Chiocci & La Monica 1996).

I sedimenti provenienti dal fiume sono per lo più di tipo limoso-argilloso, le frazioni sabbiose rimangono di norma intrappolate nei bacini a monte delle dighe sul corso del Tevere (Bellotti & Tortora, 1985).

L’immissione delle acque dolci in mare è di tipo ipopicnale, con densità minore rispetto alle acque del Mar Tirreno, con la formazione di un pennacchio torbido molto esteso verso il largo. Il maggior carico sedimentario è apparentemente causa di un leggero basculamento del delta verso nord ovest. Il moto ondoso è caratterizzato da mari regnanti da sud e da una discreta ricorrenza di mare proveniente direttamente da ovest.

Nel 1995, Tortora descrive le dinamiche di distribuzione del sedimento che possono agire secondo due sistemi di dispersione (Figura 3).

Il primo sistema viene definito “fluviale+moto ondoso” ed è efficace durante le piene associate ad una forte attività delle onde che confinano il pennacchio torbido del Tevere sottocosta, promuovendo una forte sedimentazione sul fronte dove si riversano gli apporti solidi del fiume; il sedimento più grossolano viene poi riposto in sospensione dalle onde e le sabbie vengono trasportate verso la fascia litorale, il sedimento più fine, come il limo sabbioso e il fango sabbioso, si deposita invece sul prodelta superiore.

Il secondo sistema dispersivo è quello indotto dal pennacchio torbido che, in mancanza di forti correnti e moto ondoso, permette il trasporto di grosse quantità di sedimenti molto fini oltre la zona influenzata dalle onde. Quest’ultimo sistema è attivo quando il fiume è in fase di piena e il moto ondoso è debole.

Aqua, Il delta del Tevere, Federica Maisto

Figura 3. Dinamiche sedimentarie secondo due principali sistemi di dispersione (Tortora, 1995): a) fluviale+moto ondoso; b) dispersione ipopicnale. A destra le caratteristiche morfologiche del delta.

Diversi autori propongono una zonazione del delta basata sui principali elementi deposizionali, granulometrici, batimetrici e stratigrafici come riportato (Bellotti, Tortora & Valeri, 1986) in Figura 3.

Questi settori si possono distinguere in:

  • Fronte deltizio, che comprende la zona litorale del fronte superiore ed livello di profondità massimo al di sotto del quale non si sente più l’influenza del moto ondoso, intorno ai 20-25m (Tortora, 1995). In questa fascia batimetrica l’effetto del moto ondoso ridistribuisce i sedimenti verso le ali del delta. Le pendenze si presentano intorno ai 0,3°.
  • La scarpata di prodelta, ulteriormente suddivisa in (a) prodelta superiore fino ai -75 m di profondità, con un profilo convesso è una pendenza di circa 1°, e (b) prodelta inferiore che si raccorda alla piattaforma continentale ad una profondità di circa 110 con pendenze tra 0,48°-0,78°, ed un profilo concavo. Qui avviene la massima sedimentazione di apporti fluviali come testimoniato dalla presenza di deformazioni viscoplastiche dei sedimenti pelitico-sabbiosi superficiali (Chiocci, 1989).

Nella sezione SW-NE che attraversa il corpo deltizio del Tevere, costruita unendo i dati di sondaggi eseguiti nell’attuale piana deltizia e dati di sismica ad alta risoluzione acquisiti nell’area di prodelta, si riconoscono i diversi corpi sedimentari sviluppatesi durante gli ultimi 20.000 anni, a partire dall’ultimo massimo glaciale fino alla fase di stabilizzazione del livello del mare.

 

Figura 4. Sezione da SW aa NE attraverso l’intero corpo deltizio che evidenzia i principali elementi costruttivi della struttura (da Bellotti, 1998).

Le fasi evolutive del delta del Tevere

Il delta del Tevere è costituito da una sequenza sedimentaria che si è deposta negli ultimi 20.000 anni, la cui evoluzione recente si può distinguere in tre principali fasi:

1 – Un periodo glaciale di basso stazionamento (circa 20.000 anni fa) quando la piattaforma continentale era emersa ed il livello del mare era circa 120 m al di sotto dell’attuale. Secondo Bellotti et al. (1994), il delta del Tevere in quel periodo si trovava al ciglio della piattaforma ed il carico fluviale si riversava direttamente sulla scarpata superiore (Figura 5). La foce del Tevere era spostata almeno una decina di km più ad Ovest rispetto a quella odierna e il fiume percorreva una paleovalle allungata NE-SW, oggi sepolta circa 60-80 m sotto la piana deltizia.

Figura 5. Prima fase evolutiva: livello del mare a -120 m dall’attuale (Tortora, 2001)

2 – Una fase di risalita del livello del mare (9000 anni fa) con una velocità di 1,5 mm/anno, durante la quale avvenne l’erosione di tutti i depositi di basso stazionamento e dello stesso paleo-delta, e la valle incisa del delta venne colmata (Bellotti et al., 1995). Si sviluppò un sistema barriera-laguna che durò per tutta la fase trasgressiva, ossia di risalita del livello del mare, causando un intrappolamento di sedimenti, tranne quello più fine. Questo materiale andava ad alimentare il settore settentrionale della piattaforma continentale (Figura 6). Il Tevere sfocia dunque all’interno di questa laguna.


Figura 6: Seconda fase evolutiva: innalzamento del mare verso la quota attuale (modificata da Tortora et al., 2001).

 

3 – Durante la fase di stabilizzazione del livello del mare, iniziata circa 5000-6000 anni fa, l’antica laguna si colmò, le foci fluviali raggiunsero la barriera litorale e gli apporti solidi iniziarono a scaricare direttamente in mare (Figura 7) andando a ricoprire gli antichi depositi trasgressivi e avviando la fase di costruzione del delta marino. In questa fase, il delta passò da un regime fluviale ad un delta a dominio ondoso, acquisendo l’attuale tipica configurazione arcuata marcata da numerosi cordoni di accrescimento (Bellotti & Tortora, 1985). L’antica laguna viene divisa in due e il Tevere, in un momento imprecisato, lascerà lo sbocco lagunare per sfociare in mare aperto. Le ultime fasi della progradazione vengono influenzate da cause naturali ed antropiche.

Aqua, Il delta del Tevere, Federica Maisto


Figura 6. Terza fase evolutiva: in alto, livello del mare stabile alla quota attuale; in basso, evoluzione nel periodo storico (modificato da Bellotti et al., 1989).

Durante il primo periodo imperiale romano quindi, il Tevere sfociava direttamente nel mare, costruendo via via sulla piattaforma continentale l’apparato deltizio che prosegue la sua evoluzione anche oggi. L’antica barriera si era trasformata in un litorale pressoché continuo, simile all’attuale. Fu durante i lavori portuali di Claudio, e di Traiano poi, che fu aperto il canale artificiale cha ha dato luogo alla foce odierna di Fiumicino. È per questo che il delta del Tevere che si osserva oggi è stato costituito negli ultimi 2000 anni.

Diversi altri autori come Segre (1967) e Bellotti et al (1994b), si servirono di evidenze archeologiche e testimonianze storiche per costruire un modello evolutivo della progradazione recente e soprattutto per ricostruire le antiche linee di riva riportate in Figura 7. Durante questi studi venne evidenziato come gli apporti furono abbondanti fino al 600 d.C.. Dopo questo periodo non vi furono importanti variazioni della linea di riva fino al 1400, quando i tassi di progradazione divennero molto intensi causando un avanzamento di circa 4 km della cuspide deltizia. Tale fase di progradazione più intensa coincise con un periodo freddo e piovoso conosciuto come “piccola era glaciale”, periodo del Medioevo in cui sono state registrate le massime piene del Tevere. Durante una delle inondazioni del Tevere, nel 1557, si ebbe l’ultima importante modifica dello stesso: il meandro situato in prossimità dell’attuale Ostia Antica, dove era stato costruito un importante castello per Giulio II da Giuliano Sangallo per difendere il fiume e per controllare i traffici fluviali, fu abbandonato dal Tevere (Figura 8). Quest’ultimo, assunse quindi il suo corso attuale e il castello perse la sua grande importanza.

Aqua, Il delta del Tevere, Federica Maisto
Figura 8. In questa carta (Girelli, 1972) viene indicato con Fiume Morto il meandro del Tevere tagliato in seguito alla piena del 1557 (da Praturlon, 2008).

Verso la fine del XIX secolo, con un delta marino ben delineato ormai, venne portata a termine una importante opera di bonifica che fece sparire ogni traccia delle antiche lagune. Dagli anni ‘50 in poi, iniziò una fase di erosione ancora in atto (Caputo et al., 1987), dovuta a una riduzione degli input sedimentari a causa della costruzione di alcuni bacini idroelettrici sul basso del medio corso del fiume (Bellotti & De Luca, 1979).

Al posto delle antiche lagune, troviamo oggi, aree pianeggianti intensamente urbanizzate, con qualche tratto a quota inferiore rispetto al livello del mare e una fitta rete di canali assistiti da idrovore che garantisce lo smaltimento delle acque.

Foto di copertina di Giancarlo Cristofalo

References
  • Bellotti P. & De Luca G. (1979). Erosione del litorale del Lido di Roma: cause ed effetti. L’ Universo, vol. 59, no. 6, pp. 1169-1182.
  • Bellotti P., Valeri P. (1984). Tracce fossili e loro distribuzione nelle facies del complesso torbiditico laziale abruzzese. Bollettino della Società Geologica Italiana, vol. 103, pp. 477-483.
  • Bellotti, P. & Tortora, P. (1985). Il delta del Tevere; lineamenti batimetrici, morfologici e tessiturali della conoide sommersa e delle aree limitrofe. Bollettino della Società Geologica Italiana, vol. 104, no. 1, pp. 65-80.
  • Bellotti P., Tortora P. & Valeri P. (1986). Sedimentological and morphological features of the Tiber Delta. Sediments down-under; 12th international sedimentological congress; abstracts, Miner. Res., Geol. and Geophys., Canberra, Australia (AUS), Australia (AUS), Aug. 24-30.
  • Bellotti P., Chiocchini U., Cipriani N. & Milli S. (1994). I sistemi deposizionali nei sedimenti clastici Pleistocenici affioranti nei dintorni di Ponte Galeria (sud ovest di Roma). Bollettino della Societa Geologica Italiana, vol. 112, no. 3-4, pp. 923-941.
  • Bellotti P., Chiocci F. L., Milli S., Tortora P. & Valeri P. (1994). Sequence stratigraphy and depositional setting of the Tiber Delta; integration of high-resolution seismics, well logs, and archeological data. Journal of Sedimentary Research, vol. 64, no. 3, pp. 416-432.
  • Bellotti P., Milli S., Tortora P. & Valeri P. (1995). Physical stratigraphy and sedimentology of the late Pleistocene-Holocene Tiber Delta depositional sequence. Sedimentology, vol. 42, no. 4, pp. 617-634.
  • Bellotti P. (1998). Il Delta del Tevere: geologia, morfologia, evoluzione. In: Bagnasco C.: Il Delta del Tevere. Un viaggio fra passato e futuro, pp. 19-29, Fratelli Palombi Ed., Roma.
  • Caputo, C., La Monica, G. B., Lupia Palmieri, E. and Pugliese F. 1987, “Physiographic characteristics and dynamics of the shore of Roma (Italy)”, in: Gardiner, V.J. (eds), Geomorphology , part I, pp.1185-1198.
  • Chiocci F.L. (1989). Evoluzione dei sistemi deposizionali quaternari di piattaforma, definita tramite l’analisi sismostratigrafica di dettaglio di tra aree del margine tirrenico (piattaforme Elbana, Laziale e Calabra). Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra, Università degli Studi di Roma “Sapienza”, pp. 298
  • Chiocci F.L. & La Monica G.B. (1996). Analisi sismostratigrafica della piattaforma continentale. In: Il mare del Lazio, Università “La Sapienza” di Roma, Regione Lazio, pp. 41-61.
  • Parotto M. (2008). Evoluzione paleogeografica dell’area romana: una breve sintesi, in Funiciello R., Praturlon A., Giordano G. (Editors) – La geologia di Roma dal centro storico alla periferia. Memorie descrittive dalla carta geologica d’Italia, Vol. LXXX. APAT, Servizio geologico d’Italia, Roma.
  • Praturlon A. (2008). Il vecchio e il nuovo delta del Tevere (Fiumicino e Ostia, la spiaggia e il porto di Roma), in Funiciello R., Praturlon A., Giordano G. (Editors) – La geologia di Roma dal centro storico alla periferia. Memorie descrittive dalla carta geologica d’Italia, Vol. LXXX. APAT, Servizio geologico d’Italia, Roma.
  • Segre A. G. (1967). Stratigrafia del F° 149 Cerveteri. In: Dragone F., Maino A., Malatesta A. & Segre A. G., Note Illustrative della Carta Geologica d’Italia, Servizio Geologico d’Italia, pp. 60-67.
  • Tortora P. (1995). La superficie deposizionali del delta sottomarino del Tevere; zonazione del sedimento e processi associati. Bollettino della Società Geologica Italiana, vol. 114, no. 1, pp. 89-105.
  • Tortora P. (2001). Modelli di distribuzione granulometrica sui fondali marini attraverso la trend surface analysis. Geologica Romana, vol. 35, pp. 109-209.
  • Tortora P., Bellotti P. & Valeri P. (2001). Late-Pleistocene and Holocene deposition along the coasts and continental shelves of the Italian peninsula. In: Martini, I.P. & Vai, G.B (eds), Anatomy of an Orogen: the Apennines and Adjacent Mediterranean Basins, vol. 25, pp. 455-478.

Condividi

Comments are closed.