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2° appuntamento con la storia della Bonifica Ostiense

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L’arrivo dei braccianti romagnoli

Ecomuseo del litorale RomanoProsegue la rassegna cinematografica sulla  Storia della Bonifica Ostiense presso l’Ecomuseo del Litorale Romano. In programma 5  film diretti da Paolo Isaja e Maria Pia Melandri sulla storia della prima cooperativa bracciantile del mondo e dell’impresa di bonifica del Litorale Romano.

Sabato 16 gennaio alle ore 15,00 alla presenza degli autori, verrà proiettato La palude da vincere, sulla straordinaria opera dei braccianti romagnoli che giunti sul litorale,  iniziano i lavori de «l’impresa di Ostia» riuscendo in pochi anni a prosciugare le paludi e gli stagni di una vasta area malarica.

Bonifica ostienseLa scorsa settimana, il primo capitolo della “saga ostiense”, La Nuova madre (1993), si è concluso con la partenza dei braccianti ravennati della prima cooperativa di lavoro al mondo verso il nostro territorio, precisamente giungendo all’ormai inesistente stazione di Portus a Fiumicino. Ed è proprio da qui che inizia La palude da vincere (1984/2014), dal momento cioè dell’arrivo e della suddivisione nei due storici gruppi che dimorarono a villa Guglielmi (Fiumicino) per iniziare subito a bonificare l’area a nord del Tevere e Isola Sacra, e nei casali adiacenti il Borgo di Giulio II ad Ostia antica, per quanto riguarda i circa duecento uomini e venti donne che per primi s’impegnarono nei lavori di prosciugamento delle acque dell’area corrispondente all’attuale X Municipio del Comune di Roma.

Cosa accade nel secondo episodio? 

I braccianti della Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna arrivarono alle foci del Tevere il 25 novembre del 1884, data che segna l’inizio dei lavori di bonifica idraulica destinati, nel corso di diversi anni, a rendere abitabile la fascia costiera romana.

In quest’area i braccianti trovarono pochi abitanti, preda di un ambiente ostile e malarico. In particolare le compagnie dei lavoratori stagionali che, provenendo da zone del basso Lazio e dall’Abruzzo, si trasferivano in questa zona nei periodi dovuti per la pastorizia e la coltivazione del latifondo. Mentre costoro vivevano in grandi capanne nella campagna, i ravennati abitarono le case diroccate del Borgo quattrocentesco di Ostia Antica e le poche abitazioni esistenti a Fiumicino.

Organizzati in squadre di una decina di uomini con una donna, la arsdora, con funzioni di organizzatrice delle necessità di vita quotidiana, i romagnoli dovettero affrontare le tremende conseguenze di un ambiente ostile: malaria, mancanza di assistenza sanitaria, pericoli di ogni tipo, lavoro duro.

Il lavoro, eseguito con la sola forza delle braccia, consisteva nell’esecuzione di una vasta rete di canali di vario livello, che dovevano raccogliere le acque basse in una grande vasca di raccolta, per essere poi sollevate dalle idrovore. Ci vollero cinque anni di duro lavoro e molti morti fra le fila dei braccianti prima di veder le pompe idrovore in azione prosciugare il terribile stagno di Ostia. Solo nel 1891 i braccianti poterono iniziare a coltivare le terre emerse, ottenendole poi in enfiteusi redimibile dallo Stato italiano.

Nel contempo i braccianti si erano organizzati secondo i criteri di una vera e propria colonia, ispirata ai princìpi del solidarismo utopistico, le cui idee base si andarono propagando in Europa nella seconda metà del secolo XIX. Questo carattere del gruppo ravennate segna la storia del territorio ostiense in maniera del tutto particolare: a pochi chilometri di distanza da Roma, neo-capitale del regno d’Italia, un gruppo di poche centinaia di uomini e di donne costituisce una entità autonoma, distinta per cultura e organizzazione sociale dal resto delle popolazioni della campagna e della città: La Colonia d’Ostia.

(dal sito cinemaricerca.it)

Sabato 16 gennaio ore 15 – Ingresso libero
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