EVENTI ED AZIENDE AD OSTIA LIDO, OSTIA ANTICA, ACILIA, FIUMICINO

di Giancarlo  Cristofalo, Geologo

Vi siete mai chiesti, quando fate una telefonata ad un amico o una persona in una altra parte del mondo, o semplicemente in Sicilia o Sardegna, dove passa il segnale della vostra voce? Oppure avete mai pensato, vivendo in un’era in cui quasi tutto è digitale e passa attraverso la rete internet, dove e come viaggiano i dati tra un server Google, magari situato negli Stati Uniti, o il server di Facebook situato in una remota area della Lapponia Svedese?

Pensate che possano viaggiare tramite collegamenti satellitari per superare i mari che dividono i continenti? Bene vi sbagliate! La maggior parte delle comunicazioni e dei dati internet viaggia sott’acqua in quelli che vengono definiti “cavi sottomarini” a fibra ottica (Figura 1).

Figura 1 – Schema in sezione di cavo sottomarino a fibre ottiche

Fin da quando è nato il telegrafo le comunicazioni vennero sviluppate stendendo sui fondali marini del mondo (Figura 2), migliaia di chilometri di cavi sottomarini in rame e successivamente, con l’avvento del telefono, di cavi sottomarini analogici sempre più sofisticati e sottili.

Figura 2 – Mappa del collegamento telegrafico UK-USA

Di recente, da quando il mondo è passato dalla tecnologia analogica a quella digitale e, soprattutto, da quando la rete internet è diventata sempre più grande e potente, si è reso necessario adottare cavi sottomarini a fibra ottica che consentono la trasmissione in digitale di una grande quantità di dati.

Figura 3 – Mappa della rete di cavi sottomarini attivi a fibre ottiche – foto da www.submarinecablemap.com

Il boom di installazione di questi cavi è avvenuto tra il 1995 e il 2005, ed è coinciso con la diffusione del web e l’enorme richiesta di traffico dati. Una grande rete di cavi sottomarini, alcuni anche intercontinentali, solca ormai da diversi anni i fondali di mari e oceani (Figura 3 e 4). L’avanzare della tecnologia, le future reti 5G, e la crescita esponenziale del volume dati  richiederanno l’installazione in futuro di nuovi cavi a fibra ottica per la trasmissione alla “velocità della luce” di ingenti quantità di dati e comunicazioni.

Figura 4 – Mappa dei cavi sottomarini del Mediterraneo

Forse non tutti sanno che alcuni di questi cavi sottomarini atterrano proprio sulle spiagge del nostro territorio (X Municipio). Ovviamente non li vediamo emergere dall’acqua o sul fondo del mare. Sono interrati a circa un paio di metri dal piano di calpestio e fino ad una profondità al largo di 600/800 m per essere protetti da danneggiamenti, soprattutto dall’azione delle reti a strascico o da ancoraggi di navi o imbarcazioni da diporto.

In particolare, un cavo approda nelle vicinanze di Piazza Magellano ad Ostia e poi, più a sud, un altro in corrispondenza della foce del Canale dei Pescatori. Proseguendo verso sud altri cavi atterrano lungo il litorale di Castel Porziano fino ad arrivare agli approdi dei cavi di Torvaianica, all’inizio del Villaggio Tognazzi (collegamento Roma-Savona) e a Pomezia Zingarini (Roma-Golfo Aranci) (Figura 5).

Figura 5 – Cavi sottomarini che approdano sul litorale della Provincia di Roma (i punti di approdo sono approssimativi)

Ma come e quando sono stati installati questi cavi? Come detto, gran parte di questi cavi sono stati installati tra il 1995 e il 2005. Grandi navi posacavi (come ad esempio la nave CS Teliri, della società italiana Elettra TLC, ora di proprietà Orange SA) hanno filato, con operazioni molto complesse e costose, enormi matasse di cavo a fibra ottica partendo proprio dai punti di approdo per poi addentrarsi in mare aperto e raggiungere l’altra sponda di approdo o altri cavi già presenti creando dei giunti a T (in gergo Branch Unit, BU) (Figura 6).

Figura 6 – Installazione di un cavo sottomarino, in lontananza la nave posa cavi

Le rotte di questi cavi non seguono traiettorie rettilinee ma spesso curve: questo per poter seguire il tracciato più breve sul fondo del mare, ma che allo stesso tempo presenta i rischi minori per la vita e l’incolumità del cavo stesso quali ad esempio asperità rocciose, rischi di frane, ripide scarpate, vulcani sottomarini (nel Tirreno Centrale e Meridionale ce ne sono molti, anche di grandi dimensioni ndr), relitti, e/o la presenza di altri servizi sul fondo (gasdotti, cavi elettrici etc.).

Figura 7 – schema di filatura di cavo sottomarino e interro immediato tramite “plough”.

Enormi “aratri” subacquei “ploughs” (Figura 7) altamente tecnologici o robot semoventi vengono trainati dalla poppa di queste navi per interrare i cavi nei fondali sabbiosi o fangosi fino alle profondità di sicurezza non interessate dalla pesca a strascico.

Così come a terra una trincea per una condotta o un cavo richiederebbe uno studio tecnico corredato da rilievi topografici e geologici per stabilire il tracciato migliore e più efficiente, anche a mare gli studi dei tracciati sottomarini hanno richiesto e richiedono rilievi specifici con l’impiego di tecnologie acustiche e geofisiche molto sofisticate.

Rilievi topografici di dettaglio (Figura 8) vengono eseguiti in prossimità del giunto terra-mare all’approdo del cavo per poi proseguire in mare con rilievi batimetrici mediante Ecoscandagli Multifascio (Multibeam) che delineano la morfologia dei fondali lungo il tracciato del cavo (Figura 9).

 

Studi geologici mediante sistemi geofisici quali subbottom profiler e sparker (figura 10) consentono poi di ottenere dei profili sismici verticali che penetrando nel sottofondo permettono ai geologi marini di stabilire la geometria e la consistenza degli strati di sedimento e delle rocce affioranti. Altri strumenti acustici come il Side Scan Sonar (figura 11) vengono utilizzati per creare una mappatura “aerea” del tracciato in “luce acustica” per stabilire la presenza di rocce, alghe e coralli (ce ne sono di varie specie anche fino ad alte profondità nei nostri mari), dune sabbiose, o semplicemente relitti e altri servizi. Il magnetometro viene poi utilizzato nel corso dei rilievi per verificare che il tracciato sia sgombro da residuati bellici e ordigni inesplosi (UXO) della prima e seconda guerra mondiale o in zone di esercitazioni militari.

Figura 10 – Esempio di profile sismico subbottom lungo il tracciato di un cavo

Figura 11 Esempio di dato Side Scan Sonar lungo il tracciato di un cavo nei pressi di Ostia: si possono notare sul fondale la presenza di zone sabbiose più scure con “ripple marks”.

In conclusione possiamo affermare che tanta scienza e tecnologia passa dietro una semplice telefonata fatta da un cellulare situato sulla spiaggia di Ostia ad uno sulla spiaggia di Olbia o di Palermo. Sicuramente quel segnale avrà attraversato un tratto di mare a profondità impensabili come Giulio Verne aveva ipotizzato nel suo romanzo “20.000 leghe sotto i mari”.

References:

 

Foto da https://www.escaeu.org, https://www.escaeu.org e da altri siti Opensource

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