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L’erosione delle coste sabbiose: le cause

di Daniela MR Taliana – Geologa Marina

Ogni tratto di terra emersa è soggetta ad una naturale modificazione dovuta all’azione erosiva e modellante degli agenti esogeni che vi insistono quali acqua, vento, gelo, sole, gravità, secondo uno schema che può essere riassunto in tre parole chiave: erosione – trasporto – sedimentazione. Anche le coste, siano esse alte e rocciose o basse e sabbiose, sono soggette a tali modificazioni naturali, che si intendono tali quando non sono alterate dall’azione diretta o indiretta dell’uomo. Il modellamento naturale di una costa porta generalmente ad un momento di equilibrio dinamico del litorale che possiamo ritenere stabile se il bilancio tra l’azione erosiva del moto ondoso, delle maree e del vento e la sedimentazione di materiale sabbioso è in equilibrio. Nel Comune di Roma il 40% dei 18,80 km di costa è in erosione (Fonte: Atlante della Dinamica Litoranea della Regione Lazio 2005-2011).

Questo dato è supportato dal fatto che gran parte dei litorali in erosione sono protetti da strutture di difesa artificiali.

Il Bilancio Sedimentario

Quella che noi tutti chiamiamo comunemente spiaggia è quella zona di litorale costituito da materiale sciolto che subisce il movimento per azione del moto ondoso. In realtà si tratta di un sistema complesso costituito da tre zone morfologiche: spiaggia emersa, spiaggia intertidale e spiaggia sommersa. Dietro la spiaggia emersa possono essere presenti dune o cordoni dunari (forme sedimentarie originate dall’azione del vento) che costituiscono dei veri e propri serbatoi di sedimento che entrano in gioco durante i periodi di forti mareggiate e negli scambi tra la stagione estiva e quella invernale.

Profilo trasversale di spiaggia

Il bilancio sedimentario di una spiaggia e la sua attitudine all’arretramento, alla stabilità o all’avanzamento, è dato dal rapporto tra erosione-trasporto e sedimentazione. L’erosione-trasporto è quel fenomeno che si esplica per l’azione del moto ondoso, delle maree e del vento. In particolare l’azione del mare genera delle correnti che esplicano un trasporto litoraneo del materiale di spiaggia.

Per sedimentazione intendiamo invece sia la distribuzione di nuovi apporti detritici che la ridistribuzione di sedimenti già presenti sulla spiaggia.  I primi si riferiscono a tutti quei sedimenti che sono forniti da:

  • i corsi d’acqua che sfociano nelle vicinanze del litorale sabbioso;
  • dalla disgregazione di tratti di costa emersa o sommersa dove affiorano rocce coerenti o litoidi;
  • dalla produzione bioclastica, ad opera di organismi costruttori (molluschi, celenterati, etc) e alghe calcaree che fissano il carbonato di calcio nei propri tessuti.

I secondi invece rappresentano tutti quei sedimenti forniti dalla spiaggia stessa, sia nel tratto emerso che sommerso, dalle dune e dai cordoni litoranei.

Va sottolineato inoltre il ruolo fondamentale che riveste la vegetazione, sia terrestre che marina, che interessa il sistema costiero. Quella terrestre ha l’importante funzione di costituire un naturale ostacolo alla dispersione e all’erosione delle dune e dei cordoni litoranei ad opera del vento e del moto ondoso.

Schema degli apporti e asporti dei sedimenti per una determinata area costiera

La vegetazione marina, ovvero la vegetazione che interessa il tratto di spiaggia sommersa, rappresentata principalmente dalle praterie di Posidonia (Posidonia oceanica), una pianta superiore apparentemente alle Fanerogame endemiche del Mediterraneo e del sud dell’Australia, contribuisce notevolmente a limitare l’azione erosiva del moto ondoso. La prateria, vivendo in un habitat compreso tra i 0 e i 40 m di profondità ha la capacità di:

  • smorzare l’energia delle onde quando giungendo verso la riva, tendono a risentire dell’effetto del fondo;
  • stabilizzare i fondali sabbiosi con gli apparati e impedirne l’erosione dei sedimenti sottostanti;
  • costituire una barriera alla dispersione dei sedimenti di spiaggia oltre la massima profondità di influenza del modo ondoso.
  • Costituire un ambiente di forte produzione bioclastica e quindi di detriti autoctoni.

L’erosione e il trasporto litoraneo dovuti all’azione del moto ondoso dipendono essenzialmente da fattori climatici che, anche se possono avere eccessi stagionali, rientrano comunque in una scala temporale a lungo termine che possiamo considerare trascurabili rispetto agli altri fattori che vedremo in seguito. Le principali cause che agiscono negativamente sull’equilibrio di una spiaggia intervengono per la maggior parte della sedimentazione:

  • La carenza di apporti detritici è un problema cronico che investe gran parte dei litorali sabbiosi italiani. Tale problema, sviluppatosi a partire dai primi anni del dopoguerra, è stato causato dalla regimazione dei bacini fluviali a scopi idroelettrici che, con la costruzione di sbarramenti e invasi artificiali, ha provocato la rapida diminuzione del trasporto solido dei corsi d’acqua e della portata. Inoltre in questi ultimi sessant’anni, il boom economico ed edilizio che ha investito l’Italia ha provocato un forte impiego di materiali inerti da costruzione prelevati da cave di prestito in pieno alveo fluviale, sottraendo quindi materiale al sistema fluviale e di conseguenza quello costiero;

 

Fonte: progettodighe.it

  • L’inquinamento delle acque è un fattore che ha contribuito indirettamente, ma con danni ingenti, allo squilibrio dei regimi costieri causando la regressione e spesso la scomparsa delle praterie di Posidonia, che costituiscono la prima barriera naturale incontrata dai marosi che vanno a frangersi sulla spiaggia. Inoltre, come già accennato la prateria costituisce un ecosistema marino ad alta produttività carbonatica e quindi il materiale bioclastico
  • Le opere marittime e le opere di difesa rigide hanno generato degli squilibri nei flussi originari dei sedimenti lungo i litorali e l’innesco di fenomeni di erosione non previsti dagli studi effettuati per la loro messa in opera.

 

Fonte: Google Earth

  • La cementazione e l’urbanizzazione selvaggia dei litorali, oltre che deturpare il nostro patrimonio paesaggistico e ambientale, ha provocato la quasi totale distruzione dei cordoni dunari che costituivano sia una riserva naturale di materiale sabbioso per la spiaggia, in periodi di deficit di sedimenti durante i periodi invernali, sia una barriera di protezione degli ambienti retrodunari dagli eventi meteomarini più intensi.
  • L’urbanizzazione costiera ha provocato inoltre la riduzione, se non la totale scomparsa, della vegetazione litorale e della macchia mediterranea che costituisce una protezione alla erosione da parte del vento e del mare dei litorali sabbiosi.
  • La subsidenza indotta, provocata dall’incontrollato emungimento, ovvero l’estrazione di liquidi contenuti nel sottosuolo (acqua e idrocarburi) per scopi agricoli, industriali ed energetici, ha generato un lento ma graduale arretramento della linea di riva di molti arenili italiani, soprattutto nell’Adriatico settentrionale;
  • lo sfruttamento turistico dei litorali, comunque connesso al punto precedente, ha contribuito ad aumentare l’inquinamento delle acque (scarichi fognari, nautica diportistica, etc.), a turbare gli ecosistemi marini ed a provocare una sorta di erosione “antropica” delle spiagge da non sottovalutare.

Bibliografia

Atlante delle opere di sistemazione costiera (Apat – 44/2007)
Atlante della Dinamica Litoranea della Regione Lazio (2005-2011).
Google Earth
www.progettodighe.it

 

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