EVENTI ED AZIENDE AD OSTIA LIDO, OSTIA ANTICA, ACILIA, FIUMICINO

di Marco Severa, Storico

Questo lavoro, emerso dopo una lunga ricerca, punta a dar risalto, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del ruolo che ebbero Ostia e il suo entroterra durante il contesto della seconda guerra mondiale.

Tra il 1943 ed il 1944, pare che nella pineta di Castel Porziano sia sorto un cimitero di guerra tedesco, ben occultato nella vegetazione e lontano dal centro abitato; un luogo ideale dove riposare in eterno. Questo campo è stato utilizzato sicuramente fin quando i soldati tedeschi hanno occupato l’area del litorale, per poi ritirarsi precipitosamente prima verso Roma e poi e verso il nord Italia.

Una delle prove che confermano questa presenza è data da un filmato, un cosiddetto Combat film, proveniente dal National Archives of Washington e acquisito in tempi recenti dall’Archivio dell’Istituto Luce. Questo tipo di filmati documentano l’avanzata delle truppe americane nella Penisola, riprese dagli operatori militari al seguito. Si tratta di circa 150 ore girate e non montate, prevalentemente tra Sicilia, Campania e Lazio, a partire dall’estate del 1943.

Il video in questione, è datato 18 luglio 1944 e, oltre a mostrare spezzoni delle attività dell’esercito americano sul suolo italiano, mostra il Capitano Knechtel dell’esercito statunitense, intento a reggere un cartello con scritto “cimitero tedesco di CastelPorziano, vicino Roma”. La data in cui è stato girato il filmato, corrisponde perfettamente alla cronologia dei fatti. Da poche settimane, infatti, gli Alleati hanno occupato la Capitale e tutta la periferia, compresa Ostia.

Di questo camposanto si trova riscontro anche negli archivi del Bundesarchiv, l’archivio centrale della Germania. Nelle foto datate 1943, infatti, appaiono lo stesso monumento funebre, le stesse tombe e la stessa vegetazione che circonda l’area in questione.In questo cimitero, cosi come descritto dall’epitaffio del monumento marmoreo, riposano i caduti del 2° FallschirmJager Division, i paracadutisti tedeschi che, subito dopo l’Armistizio dell’8 settembre, vengono dislocati nell’area di Ostia, provenienti da Pratica di Mare. All’interno di esso vengono sepolte le spoglie di circa 600 soldati nazisti, probabilmente caduti nel settore tra Pomezia e Ardea.

Secondo alcune testimonianze, però, pare che questo luogo abbia ospitato anche i resti dei caduti del battaglione Nembo, che, oltre al piccolo cimitero di Ardea, ha utilizzato, probabilmente in modo provvisorio, questo luogo prescelto all’interno di Castel Porziano. Ma come è possibile giustificare questa presenza? È necessario a questo punto, fare un passo indietro.

Con lo sbarco alleato di Anzio di fine gennaio 1944 e con il seguente sfondamento della linea Gustav di metà maggio dello stesso anno, le truppe tedesche assieme ai paracadutisti italiani della divisione Nembo, cominciano una veloce e disordinata ritirata verso Roma, nel tentativo disperato di difenderla fino alla fine.

Il 27 maggio 1944, il Reggimento Arditi Paracadutisti “Folgore” viene assegnato alla zona di operazioni dove si svolgerà la cosiddetta “Battaglia per Roma”. Il reparto, con sede a Spoleto, è composto da 1440 paracadutisti, giovani, inesperti e male equipaggiati, che verranno inviati, dopo un’ispezione del Generale nazista Kurt Student, nella zona a sud di Roma, per ritardare in qualsiasi modo l’avanzata delle truppe alleate. I 3 Battaglioni su cui il Reggimento si articola, sono il 1° Btg. Folgore, il 2° Btg. Nembo e il 3° Btg. Azzurro. Essi avranno il compito di andare a chiudere i larghi spazi lasciati dalle truppe tedesche della 65° Divisione che ripiegano velocemente verso il Nord.

Il 1° giugno ’44, i paracadutisti hanno il battesimo del fuoco nella zona tra Ardea, la via Nettunense e Pratica di Mare. Essi si scontrano con le unità corazzate britanniche e, a causa dell’evidente superiorità nemica ripiegano, nella giornata successiva, su Castel Porziano, Capocotta e Acilia. Nello specifico, il 2° Btg Nembo riceve l’ordine di spingersi verso Castel Porziano, mentre il 3° Btg. Azzurro viene trasferito nel settore sud presso la zona tra Castel Porziano, Malpasso e Acilia.

I tre battaglioni in ripiegamento, a partire dalla sera del 3 giugno, quindi, vengono designati a difendere dall’avanzata delle Divisioni britanniche 1ª e 5ª, il tratto che va da Castel Porziano ad Acilia e da Castel di Decima a Malpasso.

Il duro dei combattimenti inizierà però il giorno successivo, il 4 giugno, data in cui il reparto verrà impiegato, per circa otto giorni, come retroguardia ad Acilia, Infernetto, Castel Porziano, Castel Fusano, Castel di Decima e Malpasso, al fine di tentare di fermare, per quanto possibile, l’incontenibile avanzata angloamericana supportata da un’incredibile quantità di mezzi terrestri ed aerei.

Diversi sono i paracadutisti che si sono distinti nei combattimenti; nonostante ciò, la superiorità militare alleata riesce a sopraffare i militi italiani che sono obbligati a cedere le postazioni difensive.

Dopo 4 mesi nel settore di Ardea, la Divisione Nembo lascia sul campo 73 caduti e 148 tra feriti e dispersi, senza contare le perdite dei tre battaglioni del Reggimento Folgore, impegnati per diversi giorni nei settori di Castel Porziano e di Acilia, di cui però non abbiamo un conteggio preciso. Questi caduti potrebbero esser stati sepolti, appunto, in questo luogo.

Attualmente, però, non c’è traccia di questo cimitero e, per questo, non è verificabile o meno la presenza delle salme dei caduti italiani. Nessun segno visibile che ne ricordi la presenza, neanche una lapide o un cippo lasciato a memoria, così come era da prassi nel dopoguerra.

Negli anni ‘50, le salme dei soldati tedeschi presenti nei cimiteri dii guerra nati sul suolo italiano, vengono traslate in 4 località: Cassino, Pomezia, Passo della Futa e Costermano. Nel dicembre 1946, un’area nel comune di Pomezia viene offerta gratuitamente dallo Stato Italiano. All’inizio del 1947, 2.740 caduti nazisti vengono traslati dal cimitero militare di Nettuno a quello di Pomezia poiché esso si presta maggiormente alla sistemazione definitiva dei caduti. Successivamente, negli anni dal 1948 al 1955, li sono tumulati ulteriori 10.704 caduti provenienti dai teatri di guerra delle province di Roma, Latina, Frosinone, Salerno, Avellino, L’Aquila, Chieti, Siena e Pistoia. I caduti del cimitero di Castel Porziano, quindi, potrebbero essere stati traslati a Pomezia?

Negli archivi del Volksbund Deutscher Kriegsgräberfürsorge, l’associazione che gestisce e cura le tombe tedesche in territorio estero, però, non risulta nessun caduto nell’area sottoposta alla nostra attenzione. Rimane quindi fondato il nostro dubbio. L’ipotesi più plausibile è che i caduti italiani possano esser stati traslati nei vari cimiteri non militari sparsi in Italia, magari proprio nei paesi di origine dei militi repubblichini.

Ma dove sarebbe potuto sorgere questo cimitero? Poche sono le ipotesi percorribili, dati i pochi riferimenti presenti intorno all’area. C’è però un elemento che salta all’occhio, nonostante sia individuabile per pochi secondi. È parte di una struttura che, confrontata con le immagini di oggi, sembra possa essere la tenuta presidenziale all’interno della riserva del Presidente di Castel Porziano. Chissà se possa essere presente attualmente qualche segno che ci riporti a quei momenti. Se emergesse qualche traccia dal terreno, forse si potrebbe risalire alla corretta ubicazione del cimitero, e, perché no, accertarsi del fatto che tutte le salme presenti siano state correttamente traslate.

Video dall’archivio dell’Istituto luce

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