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Una terra di acqua, di Loretta Buonamico

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La storia del litorale romano tra mare, fiume e palude

dott.ssa Loretta Buonamico, Archeologa

Se guardiamo indietro, molto indietro nel tempo e lentamente riavvolgiamo il nastro della storia fino ad arrivare ai nostri giorni, dal pleistocene al XXI secolo, ci rendiamo conto che le vicende del nostro territorio hanno un unico filo conduttore: l’acqua.

È il Tevere che ce lo ha donato, il Tevere che trasportando in modo quasi continuativo sedimenti (sedimenti che sono valsi al nostro fiume l’appellativo di “flavus”, biondo) nel corso di millenni ha formato spiagge, dune, stagni palustri, in una parola il nostro Litorale.

Gli uomini lo hanno percorso ed abitato in modo stabile da molti secoli, trovandovi numerose opportunità: facili approdi per le navi nelle paludi costiere; una via, anzi quasi un’autostrada, il Tevere, per arrivare nelle regioni dell’interno; fonti di sostentamento nella pesca e nella caccia; legna per costruire e per riscaldarsi; pascoli per gli armenti e anche e soprattutto il preziosissimo sale fornito da due grandi stagni a nord e a sud della Foce.

La storia, quella che ci viene narrata dalle fonti scritte, comincia con Anco Marzio, le sue imprese di conquista del territorio e con la sua fondazione della prima colonia, Ostia.

Passano anni, che diventano secoli, un sempre maggior numero di navi solcano il mare, risalgono il fiume, navi militari, che fino ad Augusto sono stanziate ad Ostia, navi da trasporto che forniscono merci verso il vorace mercato romano, ma altrettante ne esportano in tutto il bacino mediterraneo, navi caudicarie che risalgono e discendono il Tevere tra Ostia e Roma e anche oltre.

Bacino esagonale del porto di TraianoMa il porto fluviale di Ostia mostra i suoi limiti, per l’insabbiamento della foce, ecco che a nord di essa nascono due bacini portuali, il primo durante l’impero di Claudio ed il secondo, ancora meravigliosamente intatto, di forma esagonale, durante il regno di Traiano, forse opera del genio di Apollodoro di Damasco.

 

Gli Imperatori fanno anche scavare delle fossae, canali che collegano i porti al mare e che nello stesso tempo contribuiscono a far defluire più velocemente le acque del fiume in caso di piena (perché l’acqua che dà vita, spesso porta anche morte). E tra fiume, mare e una fossa detta traiana, nasce anche un’Isola che nell’VIII sec. d.C. Procopio, storico bizantino, chiama Sacra.

Nei pressi della Foce, il grande lago salmastro è attraversato dalla via Ostiense e continua a fornire il preziosissimo sale. A sud dell’emissario del lago, oggi noto come Canale dei Pescatori, inizia un territorio con caratteristiche diverse, lontane dalla vocazione commerciale del Ager ostiensis, è il Laurentum che dalla tarda età repubblicana è tutto un fiorire di ville, magnifiche residenze per l’otium dei nobili romani, che offrono dal mare un’ininterrotta sequenza di “borgate” come ci racconta lo scrittore e uomo politico Plinio il Giovane, vissuto tra il I e il II sec. d.C., che ben ci descrive in una famosa epistola le innumerevoli delizie che offre la sua residenza sul litorale: la vicinanza alla città, in un luogo dall’aspetto ancora selvaggio, la sua posizione sulla spiaggia, la comodità delle terme, l’acqua sorgiva facilmente reperibile e abbondante, sono solo alcuni dei pregi che colpiscono la fantasia di chi ancora oggi legga la sua affascinante descrizione.

Ma l’enorme ricchezza del territorio, che in epoca romana porta ad un grande sviluppo di aree urbane, di ville, di necropoli, tutte collegate da una fitta rete stradale, ed anche ad un fiorente sfruttamento agricolo, finisce gradualmente ma inesorabilmente nei primi secoli del medioevo.

Il territorio del Litorale si spopola, la palude torna ad essere la protagonista dell’ambiente costiero e la malaria rende molto difficoltoso vivere e sopravvivere in questi luoghi.

Su un litorale sempre più deserto, spuntano numerose torri costiere per la difesa dagli attacchi dei Saraceni che arrivano improvvisi dal mare e con Giuliano della Rovere, dal 1483 vescovo di Ostia, viene eretta anche una splendida fortezza nei pressi delle rovine dell’antica città, mentre nelle campagne persistono poche ma ricche dimore di caccia di famiglie nobiliari.

La natura selvaggia, gli acquitrini, i boschi ricchi di cacciagione, ampi pascoli, le rovine antiche: è un territorio ostile per l’uomo, ma con un fascino straordinario.

È il 1870 e le sorti di Roma e del suo Litorale cambiano ancora una volta con il Regno d’Italia, la palude con i suoi miasmi rende impossibile la vita nella campagna, il Tevere con le sue alluvioni, rende difficile anche la vita della città. Prosciugare le paludi, domare il Tevere. L’acqua è un nemico da combattere.

Nel 1884 arrivano i Ravennati, veri eroi dei nostri tempi, ed è con il loro duro lavoro che le acque vengono imbrigliate in una fitta rete di canali, i laghi costieri prosciugati e il nostro territorio può nascere a nuova vita.

Questa nuova vita ha portato in qualche caso anche a distruzioni indiscriminate di preziosi ambienti naturali, ha portato ad un sviluppo urbanistico convulso e spregiudicato. Tuttavia la bellezza rimane, è sotto gli occhi di tutti: il Litorale Romano è un luogo magico e prezioso e come tutte le cose preziose anche fragile, così sospeso tra mare, fiume e quel che resta delle Paludi che ogni qualvolta che piove cercano di ricordarci che esistono ancora e che possono tornare riappropriarsi del nostro territorio.

 

Bibliografia:

AA.VV., Castel Porziano III, Roma 1998
AA.VV., Fiumicino tra cielo e mare, una storia da vedere, Roma 2000
AA.VV., Il Delta che non c’era, Roma 2010
S. Fogagnolo, M. Valenti, Via Severiana, Roma 2005
S. Pannuzzi, Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica, Roma 2005
C. Pavolini, La vita Quotidiana ad Ostia, Bari 2005
C. Pavolini, Ostia, Bari 2006
Plinio il Giovane, Lettere ai familiari, trad. Luigi Rusca, Milano 2005

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