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Mamma e piccolo di capodoglio a Ponza: Università di Siena e di Roma La Sapienza intervengono sulle carcasse 

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Ricerche sui due capodogli ritrovati morti al largo di Palmarola

Il team di ricercatori del Dipartimento di dell’Università di Scienze Fisiche Terra e Ambiente dell’Università degli Studi di Siena coordinati dalla Prof.ssa Letizia Marsili, e della Sapienza Università di Roma coordinati dalla Dott.ssa Daniela Silvia Pace, nel corso di una campagna di ricerca congiunta sui cetacei in Mar Tirreno, è intervenuto per effettuare prelievi biologici sulle carcasse dei due capodogli (un piccolo di circa 3.5 m e un adulto di circa 11 m di lunghezza) segnalati dalla Capitaneria di Porto di Ponza a largo dell’Isola Di Palmarola Arcipelago Isole Ponziane, al fine di individuare le probabili cause del decesso.

Gli animali, deceduti ormai da almeno 2 settimane secondo le stime dei ricercatori, risultavano imbrigliati in una rete da pesca: l’adulto presentava la mascella circondata dalla rete, mentre il piccolo ne era completamente avvolto.
“Impossibile stabilire oggi cosa abbia determinato la morte di questi due esemplari, è necessario attendere i risultati delle analisi che effettueremo in sinergia con il @CERT Cetaceans’ strandings Emergency Team di Padova (Prof. Sandro Mazzariol) e con tutti gli operatori della rete nazionale spiaggiamenti sui materiali biologici recuperati” dichiara la Prof.ssa Marsili, membro del Tavolo di Lavoro sugli spiaggiamenti del Ministero dell’Ambiente (MATTM) e del Ministero della Salute, e della Consulta della Biodiversità della Regione Toscana. “Nelle ultime settimane sono stati rinvenute numerose carcasse di capodoglio” prosegue la Dott.ssa Pace, “e in almeno 3 casi sembra che sia stato isolato il morbillivirus, causa di altri decessi di cetacei in Mediterraneo fin dalla fine degli anni ‘80”.

Il capodoglio è regolarmente presente nel bacino del Mediterraneo; la sua popolazione ha però subito negli scorsi decenni un importante declino a causa dell’impatto dei ‘prodotti’ delle attività umane (rumore, contaminanti, plastiche, collisioni con imbarcazioni, catture accidentali in attrezzi da pesca, etc) e oggi è classificato come ‘minacciato’ nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). La sua biologia, ecologia e comportamento sono solo parzialmente note in Mediterraneo, e le sue peculiarità in termini di adattamenti (può fare apnee di quasi 2 ore a grandi profondità per cacciare i cefalopodi di cui si nutre), di socialità (forma strutture sociali particolarmente complesse basate su gruppi stabili di femmine) e di abilità acustiche (è in grado di produrre i suoni più intensi che esitano in natura e di arrangiarli differentemente a seconda della funzione e del contesto), lo rendono una delle specie più interessanti che popolano i nostri mari.
Azioni immediate di conservazione e di gestione del capodoglio in Mediterraneo, in particolare nell’Arcipelago Pontino, designato dall’IUCN come un’Area Importante per i Mammiferi Marini, risultano indispensabili per garantire la sopravvivenza di questa specie nel bacino. “Per riuscire in questa ‘missione’ è fondamentale avere i finanziamenti necessari e operare in maniera multidisciplinare: andare per mare e studiare gli impatti antropici su questa specie, non è solo costoso in termini di tempo, ma richiede anche un importante impegno di risorse economiche e di personale specializzato. Auspichiamo interventi nazionali ed europei a sostegno della nostra biodiversità cetologica, e in particolare del capodoglio, che possano colmare i numerosi gap conoscitivi ancora presenti”, concludono le due ricercatrici.
Alla campagna partecipavano anche: Giancarlo Giacomini, Guia Consales Lalla Carletti Maurizio Gambini.

Comunicato e foto dalla pagina del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Siena

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