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Senza Luce, una storia di amore e morte

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Da un’idea di Luca Imperiale
Film diretto da Luca Imperiale e Joshua M. Gray
Con Chiara Pisa e Joshua M. Gray
Riprese di Carlotta Oreto
Fotografia di Joshua M. Gray e Luca Imperiale
Fondamentale l’aiuto della “tuttofare” Dora Coscarelli
Con la partecipazione di Gianfranco Miconi

Una solitudine divisa a metà

Senza Luce, cortometraggio

Una storia di amore e morte, il primo cortometraggio della produzione Junkyard Entertainment. Senza luce è il film diretto da Luca Imperiale e Joshua M. Gray ispirato da un evento di cronaca accaduto negli anni 70. L’ “albero dell’impiccato” per gli abitanti di Ostia, un luogo di mistero e di dolore.

Un racconto carico di poesia per la naturalezza con la quale gli attori, Chiara Pisa e Joshua M. Gray, entrano nei personaggi. Bellissime le immagini, commoventi alcuni passaggi.

Abbiamo raggiunto i registi per farci raccontare qualcosa di più. Luca Imperiale,  nato e cresciuto ad Ostia e Joshua M. Gray che non ha un particolare legame con il territorio se non quello con l’attrice Chiara Pisa che è nata, cresciuta e che tutt’ora vive ad Ostia.

Cosa vi ha spinto a recuperare un episodio così lontano, avvenuto ad Ostia negli anni settanta?

Luca Imperiale: L’interesse nel raccontare l’episodio dell’albero dell’impiccato nasce in maniera assolutamente naturale, noi abbiamo solo immaginato un’integrazione con tutte quelle storie di persone morte per overdose di eroina o che si sono suicidate, che sono destinate ad essere dimenticate.”

Joshua M. Gray: È nato tutto da un Festival a cui dovevamo partecipare, dove la tematica principale era Ostia. La vicenda è stata principalmente una ricerca di Luca, che per non fermarsi a raccontare vicende e problematiche banali già viste, ha realizzato un tipo di ricerca differente. Arrivando alla definitiva scelta di riadattare e romanzare un evento di cronaca.

Perché un cortometraggio?

Senza Luce cortometraggioLuca Imperiale: Credo che uno dei punti più importanti, afferma Luca, rimanga il senso che si da’ all’onestà intellettuale del racconto, indipendentemente dalla durata. Poi è vero che essendo un film completamente low budget e prodotto da noi, abbiamo dovuto pensare in maniera diversa e quindi ad un cortometraggio.

Joshua M. Gray: Semplicemente per le tempistiche.

Nel film si vedono solo i due giovani e una scena con Gianfranco Miconi, una scelta, messaggio, o cos’altro?

Luca Imperiale: Abbiamo scelto di raccontare una solitudine divisa a metà: lui è solo insieme a lei e lei è sola insieme a lui. Con Gianfranco Miconi ci siamo incontrati per caso, abbiamo deciso di coinvolgerlo perché è un personaggio a cui assocereste l’aggettivo “pasoliniano”. E poi era anche reduce da una parte in “Non essere Cattivo” di Caligari.

Joshua M. Gray: Una scelta. I due personaggi sono raffigurati da soli, per mettere in risalto la loro unicità e l’esclusione da un mondo che non percepiva il loro dolore, il mondo, per così dire, esterno a loro, viene a farsi vedere solo in episodi nei quali i due protagonisti vengono scacciati ed allontanati bruscamente da esso (scena con Gianfranco Miconi al bilancione).

Citare Pasolini, riprendere i riferimenti evocativi di Ostia, vuole essere forse un recupero del passato?

Senza Luce cortometraggioLuca Imperiale: Semplicemente chi consuma Pasolini oggi consuma solo il Pasolini “buono”. Il punto non è essere pro o contro Pasolini, non è volerlo dimenticare o ricordare a tutti i costi, ma è riuscire a metterlo in prospettiva. Un’operazione che per qualche motivo non siamo più in grado di fare, ma che è uno dei motivi per cui ha potuto esistere uno come Pasolini. Si capirà dunque perché va gestito con prudenza.

Joshua M. Gray: No. Vuole semplicemente ricordare un passato che per molti è stato uno schifo da dimenticare, per altri, invece, è stato fonte di grande dolore.

La cinepresa corta, primi piani carichi di gestualità che potremmo definire teatrali

“Abbiamo avuto la presunzione di provare a cercare un linguaggio più europeo. Una cosa molto evidente che viene fuori da questo approccio è l’idea che per raccontare compiutamente un fenomeno sociale – ma anche solo qualcosa di veritiero su un essere umano – si deve essere disposti ad affrontarne anche le parti respingenti e difficili da guardare, che non è proprio un concetto molto amato dal pubblico borghese che siamo noi tutti.”

C’è riferimento ad Amore Tossico di Claudio Caligari?

Senza Luce cortometraggioLuca Imperiale: È vero, ci sono riferimenti fondamentali al cinema di Caligari, perché una cosa che ci ha colpito di Amore Tossico rispetto ai (pochi) altri film dell’epoca sul tema è l’assoluta mancanza di auto censura o di giudizio verso i personaggi. Caligari non prova mai a giustificare le azioni di Cesare o degli altri né prova a dargli una qualche direzione forzando il significato degli eventi, intuendo che è questo a rendere il film davvero disturbante per chi guarda – il fatto che non ci sia nessuna intenzione di edulcorare la realtà, nessuna intenzione di aggiungere un piano di fruibilità specifico per lo spettatore all’interno della storia.

Joshua M. Gray: È un chiarissimo riferimento a Claudio Caligari, oltre che un omaggio.

Senza Luce è il titolo del cortometraggio, ma di fatto la luce è l’elemento prevalente 

Senza Luce cortometraggioLuca Imperiale: La luce è uno degli elementi più immediati e d’impatto del film. Ma in principio era il buio. Negli anni Settanta l’eroina si diffondeva nelle realtà giovanili a una velocità sconfortante, facendo esplodere all’unisono tutte le possibili speranze di un futuro. La cultura umana è basata sul conflitto. I libri e i film contengono sempre elementi di lotta. Potremmo creare scenari di felicità infinita in cui tutto va esattamente nel verso giusto. Ma ovviamente non lo facciamo. La felicità è noiosa, se prolungata. Anche le nostre elucubrazioni più ottimistiche hanno bisogno di una sfida da superare per raggiungere la felicità.

Joshua M. Gray: Il titolo vuole evidenziare il contrasto tra la fotografia piena di luce e la scelta del protagonista che non vede altra soluzione dal suicidio. La poesia recitata splendidamente da Chiara Pisa, è un piccolo barlume di speranza di chi ce l’ha fatta e può tranquillamente rappresentare il dolore di tanti giovani, che alla fine sono riusciti a superare questo genere di dipendenza.

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